Allineare la qualità dell’offerta formativa agli alti standard dell’organizzazione interna. Una delle missioni del nuovo CDA di IMAT spiegata dall’Amministratore Delegato Matteo Di Domenico

Il ruolo di Amministratore delegato in seno al CdA di IMAT rappresenta per Matteo Di Domenico uno stimolante confronto con la complessità. Sulla scorta di un’esperienza decennale nel settore dello shipping, il Direttore Finanziario del Gruppo Cafima sta affrontando quotidianamente gli ambiti peculiari di un’attività fortemente specializzata come quella del Centro di Castel Volturno. L’obiettivo finale è quello di fluidificare gli ingranaggi. Aumentare i giri del motore del più importante polo di formazione marittima della penisola attraverso una maggiore efficienza delle procedure amministrative e dell’organizzazione interna all’azienda.

Da dove nasce questa esigenza? 

IMAT è una realtà che è cresciuta bene e in fretta. La strategia di sviluppo continuo della qualità dei servizi, alla base di questo successo, necessita di un supporto altrettanto efficiente sotto l’aspetto dell’organizzazione amministrativa. È l’allineamento necessario verso gli alti standard cui è chiamata quotidianamente a rispondere ogni organizzazione complessa come la nostra.  

In quale direzione sta andando questo sforzo?

Stiamo lavorando molto sulla pianificazione a breve e a lungo termine degli aspetti economici e finanziari. Per una realtà che punta molto sugli investimenti in nuove tecnologie e competenze si tratta di uno strumento strategico per ottimizzare le risorse a disposizione. Anche come segno di credibilità e affidabilità nei confronti del sistema finanziario. Sul lato dell’organizzazione interna stiamo implementando nuovi software gestionali centrati sull’elaborazione sempre più dettagliata delle informazioni in nostro possesso. Questo ci permetterà di rendere ancora più flessibile l’organizzazione dei corsi rispetto alle esigenze dei marittimi.   

La pandemia sta complicando questo percorso?

Senza dubbio. Per garantire la continuità delle lezioni IMAT ha adottato una serie di protocolli di sicurezza, spesso andando oltre quanto previsto dalla norma, che devono essere applicati ad una platea – dai dipendenti ai corsisti – ampia ed eterogenea. C’è un’attenzione maniacale ad ogni aggiornamento, all’emergere di nuove incombenze operative. Ed è uno sforzo enorme, sia in termini di personale impiegato sia di investimenti in dispositivi di sicurezza. Il ritorno alla normalità renderà tutto più fluido e semplice.

Poi ci sono le contingenze dell’economia, il caro bollette, ad esempio…    

Un’altra criticità che stiamo affrontando in termini di rimodulazione dell’organizzazione interna. L’impatto dei rincari sul consumo di energia è stato enorme. Ma ci siamo dati delle regole semplici, modelli di comportamento minimo per evitare sprechi che stanno già mostrando i primi risultati positivi. Per il futuro non è da escludere un impegno verso l’uso di fonti rinnovabili.  

Prevedete iniziative per venire incontro ai marittimi sotto l’aspetto economico?

È tema che teniamo sempre in considerazione. IMAT si era già mossa in questa direzione con l’accordo siglato con Deutsche Bank. Anche in questo caso stiamo lavorando per rilanciare l’iniziativa e trovare una veste che sia più favorevole rispetto alle sopravvenute esigenze.

Qual è l’aspetto più stimolante di questa nuova avventura professionale? 

Certamente il confronto con una macchina complessa, caratterizzata da una miriade di particolarità sotto l’aspetto umano, operativo, professionale. Cercare di migliorare un’organizzazione di per sé eccellente è una sfida difficile ma che vale la pena affrontare. Anche grazie alla “famiglia” IMAT,  sempre pronta a collaborare per centrare gli obiettivi che ci siamo dati.