È partito ufficialmente il percorso di alta formazione Maritime Technology Academy, nato dalla collaborazione tra IMAT – Italian Maritime Academy Technologies e il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. MTA si configura come il punto di connessione tra università, industria e cultura operativa del mare: un’iniziativa inedita sia per il supporto tecnico messo a disposizione, si per la possibilità offerta a giovani ingegneri privi di esperienza marittima di lavorare con tecnologie, procedure e sistemi del settore.
La giornata inaugurale del nuovo percorso ha riunito candidati provenienti da ambiti come l’ingegneria navale, meccanica e chimica. Formazioni differenti, a confronto con un comparto come quello dello shipping attraversato da una profonda trasformazione tecnologica nel quale convergono temi strategici come l’energia, l’automazione, la gestione dei dati, la sicurezza e la sostenibilità.
In quest’ottica, l’obiettivo di MTA è costruire un ponte tra preparazione universitaria e lavoro: l’università fornisce metodo e basi scientifiche; le imprese richiedono familiarità con apparati, processi e problemi reali. L’Academy interviene in questo spazio, trasformando le conoscenze teoriche in competenze applicabili.
Per partecipare non è necessario aver lavorato a bordo né possedere titoli professionali marittimi. Il percorso è pensato proprio per ingegneri che si avvicinano per la prima volta allo shipping e alle tecnologie navali, allargando le opportunità per i giovani e il bacino di talenti a disposizione del settore.
Il modello didattico integra la competenza scientifica della Federico II con il patrimonio tecnologico e professionale costruito negli anni da IMAT. Il Dipartimento di Ingegneria Industriale mette a disposizione docenti, metodo, modelli interpretativi e competenze di ricerca; IMAT porta in aula vent’anni di formazione marittima, istruttori provenienti dal settore e un ecosistema di simulatori, officine e impianti di bordo.
La struttura del programma attinge direttamente dall’esperienza didattica di IMAT, con l’obiettivo di trasferire ai nuovi ingegneri lo stesso rigore tecnico e la stessa cultura della sicurezza destinati a chi già lavora nel comparto.
Il percorso si sviluppa nell’arco di sei mesi, in presenza, ed è articolato in nove aree tecniche e 22 corsi specialistici, ai quali si aggiunge un modulo trasversale di Technical Maritime English. Le aree comprendono operazioni di coperta e smart ship, motori e sistemi ausiliari, automazione, apparati elettrici ed elettronici, HVAC e refrigerazione, dati e cyber systems, Dynamic Positioning, attività offshore e drilling, safety, sostenibilità e compliance. Non si tratta di una successione di lezioni isolate, ma di un unico impianto formativo nel quale i moduli accademici si intrecciano con esercitazioni e scenari operativi.
È qui che il supporto tecnico assume un peso decisivo. I partecipanti possono lavorare su impianti in scala reale e confrontarsi con ambienti che riproducono le condizioni di bordo. Tra le dotazioni disponibili figurano simulatori di plancia, sale macchine, banchi di automazione, quadri in media tensione, impianti frigoriferi e sistemi per il Dynamic Positioning. Le attività includono inoltre casi di troubleshooting, manutenzione operativa ed esercitazioni su motori navali. La tecnologia non svolge una funzione dimostrativa: diventa il luogo nel quale imparare a osservare, diagnosticare e intervenire.
All’apertura dell’Academy ha partecipato il capitano Rosario Trapanese, fondatore di IMAT, che si è rivolto direttamente ai primi allievi richiamando il valore dell’impegno personale e la forza delle opportunità offerte dal comparto.
«Dovete credere in quello che fate», ha detto Trapanese. «Questo settore può darvi grandi soddisfazioni e ha bisogno di ingegneri come voi. Le persone presenti qui oggi sono le prime ad avere la possibilità di compiere un percorso che, per le facilities sulle quali potrete operare, non ha attualmente eguali».
L’avvio della MTA assume un significato ancora più forte perché coincide con l’anno del ventesimo anniversario di IMAT. Italian Maritime Academy Technologies nasce nel 2006 dalla volontà del capitano Rosario Trapanese di creare in Italia un centro di formazione capace di valorizzare il patrimonio marinaro del Paese e di confrontarsi con i migliori standard internazionali. Il primo passo fu l’apertura della sede e l’investimento in un moderno simulatore di navigazione, una scelta che indicava già la direzione futura: coniugare l’esperienza dei professionisti con l’innovazione tecnologica. Da quel primo investimento è iniziato un percorso di crescita continuo. A Castel Volturno IMAT ha sviluppato un campus marittimo con aule, simulatori di navigazione e di macchina, officine, strutture ricettive e campi esterni dedicati alla sicurezza e alle emergenze. Ambienti diversi accompagnano così l’apprendimento dalla spiegazione del principio alla gestione di uno scenario complesso.
Oggi il centro opera come hub per marittimi e compagnie di numerosi Paesi. L’offerta va dall’addestramento STCW alle tecnologie di navigazione, dalla macchina all’offshore e alla gestione delle emergenze. Impianti reali e simulatori full mission avvicinano l’esercitazione alle condizioni operative.

