I cambiamenti climatici stanno modificando in modo profondo le caratteristiche dei fenomeni meteo-marini. La proverbiale imprevedibilità del mare cresce d’intensità e gli eventi estremi si verificano più frequentemente, rendendo la navigazione più complessa. È in quest’ottica che IMAT ha organizzato da tempo un corso di formazione permanente e ricorrente in conduzione del mezzo navale a livello direttivo, nell’ambito del quale sono erogate lezioni di oceanografia e meteorologia tenute da docenti dell’Università “Parthenope” di Napoli afferenti al settore scientifico-disciplinare “Oceanografia, Meteorologia e Climatologia” (GEOS-04/C), i professori associati Giannetta Fusco e Yuri Cotroneo, ed il dott. Vincenzo Capozzi, che dal 2017 cura le previsioni per la redazione della RAI Campania, coniugando attività di ricerca accademica e esperienza operativa (è il primo non militare in Italia ad aver conseguito la certificazione professionale di meteorologo nel 2016). Con Capozzi abbiamo approfondito alcune tematiche relative al tema.
Quale impatto può avere il cambiamento climatico sul lavoro dei marittimi?
Il meteo dalle nostre parti è intrinsecamente imprevedibile. I cambiamenti in atto lo hanno reso ancora più instabile e, soprattutto, più ricco di eventi estremi. Mi riferisco, ad esempio, alle ondate di calore, ormai ricorrenti, e agli eventi di pioggia a carattere temporalesco che soprattutto in autunno si manifestano con un’intensità sempre più rilevante, con impatti inevitabili sul territorio. Negli ultimi tempi abbiamo osservato un aumento anche dell’attività temporalesca a mare: in pochi minuti si può passare da condizioni di apparente stabilità a visibilità zero, piogge torrenziali, raffiche di vento o grandine. Formare persone che vanno in mare con competenze specifiche di meteorologia è oggi essenziale e strategico.
In un contesto sempre più tecnologico quanto conta ancora l’esperienza diretta per un marittimo?
I cambiamenti nel settore sono innegabili. Tecnologie come l’intelligenza artificiale possono fornire strumenti utili anche nell’accuratezza delle previsioni ma la componente umana rimane imprescindibile. La predizione di fenomeni come i temporali che si sviluppano in mare rappresenta ancora una sfida complessa, caratterizzata da molte incertezze. Siamo lontani dal poter prevedere con un certo grado di accuratezza l’evoluzione di questi eventi. Per questo la capacità, da parte di chi va in mare, di osservare e cogliere segnali premonitori resta fondamentale.
Le informazioni meteo sono universalmente accessibili: quanto conta selezionare bene le fonti?
Oggi è facile accedere alle informazioni: basta internet. Il problema è che spesso i contenuti non sono veicolati in modo professionale o provengono da fonti non competenti. Al di là delle nozioni che si acquisiscono nei percorsi formativi, è fondamentale selezionare la fonte delle informazioni meteo. Bisogna affidarsi a canali istituzionali o a professionisti del settore, e usare strumenti tecnici disponibili online ricordando che l’interpretazione va sempre fatta con l’aiuto di un meteorologo. Il suo ruolo come supporto alla navigazione resta fondamentale.
Un consiglio per che va per mare?
Informarsi, ma nel modo giusto. Investire nella formazione, acquisire esperienza sul campo, saper leggere il cielo. Le tecnologie sono utili, ma non sostituiscono l’occhio esperto. Il mare e il clima di oggi non sono più quelli di ieri: serve proattività e consapevolezza.
